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L’Unione 2017-01-26T02:31:12+00:00

Vini di altissimo livello nel rispetto della propria terra

L’Unione Viticoltori di Panzano in Chianti, associazione nata nel 1995 in occasione della prima edizione della festa di Vino al Vino e poi andata rafforzandosi negli anni fino a costituire oggi il primo biodistretto vitivinicolo d’Italia. La consapevolezza tra i produttori dell’Unione è quindi una “esperienza” collettiva che nasce dalla comune richiesta di salvaguardare il proprio ambiente – di vita e di lavoro – adottando soluzione ecocompatibili che possano dare piena soddisfazione anche alla domanda di salubrità espressa in modo sempre più pressante dai consumatori.

Il punto di partenza per l’Unione è l’orgoglio per la propria terra che ha sempre accompagnato la storia di Panzano in Chianti, un “mondo a parte” nell’eterogeneità di quella fascia di terra che unisce Firenze e Siena e che si chiama Chianti Classico. “A parte” perché ha sempre vantato una sua unicità individuando dei confini territoriali che ancor oggi delimitano l’area produttiva di Panzano in Chianti, un altopiano collinare dal suolo galestroso e dal microclima unico fatto di luce, calore, accentuata escursione termica, altitudine significativa delle vigne, tra i 350 ed i 500 metri sul livello del mare.   In questa area i viticoltori dell’Unione hanno voluto intraprendere una strada condivisa nel segno dell’eccellenza e della sostenibilità.

L’Unione in realtà è un gruppo molto eterogeneo, quasi una piccola Onu del vino quanto a nazionalità, formazione culturale, esperienze professionali pregresse. Ma tutti vivono l’azienda come la propria casa perché qua lavorano, vivono, fanno crescere i loro figli.

La scelta biologica

Una scelta di vita che non poteva non lasciare segni sia sul piano strettamente privato che su quello produttivo. È intuitivo che si voglia respirare aria buona e pulita se si vive in campagna. Ed è quasi ugualmente intuitivo che la vocazione produttiva di un territorio non deve essere alterata da un tipo di viticoltura aggressiva, che interrompa il magico legame tra la pianta ed il suo ambiente.
E così per assicurare a se stessi un ambiente integro e per non mortificare nell’omologazione il frutto delle proprie vigne è stato deciso di intraprendere la strada della viticoltura biologica e sostenibile, che consentisse di valorizzare aromi, sapori, carattere e personalità dei singoli vini, prodotti esclusivamente dalle uve dei propri filari.

Così afferma Ruggero Mazzilli, agronomo con lunga esperienza di biodiversità in viticoltura, dal 2000 presente a Panzano in Chianti dove in collaborazione con l’Unione panzanese ha dato vita alla Stazione Sperimentale che è diventata un punto di riferimento per il piccolo gruppo di viticoltori. La Stazione coordina il lavoro sul territorio, individua le criticità grazie ad un costante monitoraggio in vigna, elabora i dati trasmessi dalle centraline e ne fornisce l’interpretazione, testa nel suo vigneto sperimentale l’efficacia dei nuovi prodotti naturali, allerta quando il momento si fa critico. Perché la filosofia del non fare riguarda gli interventi in vigna, non l’impegno del viticoltore a conoscere e vigilare filare su filare la propria terra. La viticoltura biologica non può prescindere infatti da una consapevole gestione agronomica basata sull’osservazione costante della pianta e dei suoi ritmi fenologici.

Panzano è stato il primo biodistretto vitivinicolo d’Italia e il 90% delle sue vigne  sono allevate secondo i criteri della viticoltura biologica. Una grande oasi al cui interno i risultati sono più importanti proprio per le dimensioni della superficie vitata interessata.
Unione è una parola chiave per i produttori di Panzano: non è un semplice accordo fra viticoltori ma esprime la volontà di condividere un percorso comune pur nel rispetto delle identità che ogni azienda esprime con i propri prodotti, dando il proprio apporto personale per una  esperienza collettiva.   Obiettivi ancora più ambiziosi? Divulgare il più possibile la propria esperienza, fare da cassa di risonanza nel mondo del vino ma non solo. Perché in fondo siamo quello che mangiamo. E beviamo.